(Ci rifletteremo sopra. Per ora abbiamo coscienziosamente imparato che le donne vivono il sesso in maniera diversa dagli uomini, perché per le donne c'è sempre un coinvolgimento mentale, mentre per gli uomini si tratta solo di un fatto fisico. Grazie, molto obbligate!)
Ecco la seconda parte, buona lettura!
Nev
...Chi non scrive distribuiva pattini. Ma pensiamo alla fortuna di vedere bimbi felici piroettare, scivolare e cadere lungo la candida lastra di ghiaccio. A chi scrive verrebbe in mente Beautiful Girls e Natalie Portman che occhieggia adolescenzialmente maliziosa verso Timothy Hutton, ma forse perché chi scrive non era là. Chi c’era, infatti, ha pensato al capodanno aziendale di Fantozzi in cui l’astuto maestro Canello tira avanti le lancette perché ha un altro impegno da rispettare. Ma la filologia, con la curiosità suscitata dalla meraviglia nascosta dietro ad ogni parola sdrucciola, l’ha aiutato. E così rifletteva su pàttini: «voce certamente affine al gr. Pàtos passo, piede, sentiero» e probabilmente arrivata all’italiano dal francese pate=zampa. Ma la riflessione, si sa, sottrae dall’attenzione a ciò che conta e così chi non scrive si è trovato con due pàttini sinistri: e come dare torto a chi lo ha accusato di aver studiato tanto ma di non riuscire a distinguere la parte destra da quella mancina? Le questioni etimologiche sono per i banchi ingombri di fogli appuntati e, sinceramente – pensava chi non scrive –, forse bisogna arrendersi alla triste evidenza che tutto questo sforzo di partecipare al trambusto del mondo, di mescolarsi durante le feste con i propri simili è finito miseramente. È triste ammettere che anche chi scrive giungeva nello stesso istante alla stessa conclusione: siamo fatti per le vetuste aule e i polverosi scaffali carichi di volumi. Ma non ci vogliono, ecco il problema!
Direte – lo sappiamo bene – «Siete indignati contro il sistema delle raccomandazione che impedisce ai più meritevoli di emergere! Avete ragione!». Spiace deludervi, siamo incazzati (poco letterario, ok, ma doveroso) con chi ha inventato la parola merito e ora permette a delle persone sprovvedute (o forse ben avvedute, chissà?) di abusarne. La recente ipocrisia del merito è come la donna dello schermo dantesca – che bello elevare un poco i riferimenti artistici –, come il fantasma lacaniano – elevazione troppo ardita? Mi spiego allora: è come la favoletta dei vestiti nuovi dell’imperatore, tutti sanno che il sovrano è nudo e solo il pazzo può pretendere di dirlo come se fosse una novità. Tutti sappiamo che il merito non può essere un parametro discriminante, specialmente in un sistema in cui partecipare a un concorso significa il più delle volte sentirsi un (ma anche sentirsi dare esplicitamente dell’) intruso, o addirittura si rinuncia a concorrere perché preventivamente (con una strategia bushiana che ormai anche la Storia ha dileggiato) si viene dissuasi dall’intrusione. Però restiamo titolari di giudizi lusinghieri e continuiamo a produrre numerose pubblicazioni e i falliti non siamo noi ma l’Accademia: sembra di essere in quella situazione che la fisica ha spiegato attraverso i sistemi di riferimento inerziali (abbiamo pure rudimenti di scienze, che sorpresa eh!) e non capiamo bene – ha detto il poeta – «chi va e chi resta».
...segue...
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