Pensavo che avrei intitolato questo post Il gioco dell'altra, ma francamente parlare di “altra” mi sembra eccessivo.
Non voglio raccontarla perché questa è una storia vecchia come il mondo e retorica come non mai. Ma, ahimé, questa è anche una storia che mi perseguita... Lucida e consapevole come sempre ammetto di essere la causa dei miei mali, ma stavolta il proverbio è manchevole: io piangerò anche me stessa, ma prima mi sembra il caso di piangere loro...
...M., il primo, il trentenne brutto ma elegante che ha avuto il buon gusto di rifiutare un caffè con me, perché se non ti posso scopare non m'interessa vederti.
...L., il meraviglioso secondo (di cui si è già a lungo parlato), l'uomo dal sangue blu che annegava nei sensi di colpa. Certo, la sua noblità d'animo riusciva sempre a venire a galla, altrimenti non mi avrebbe mai chiesto di trovare un albergo a ore per il nostro primo incontro.
...G., un po' fuori contesto. Non fidanzato e assai originale. Lui addirittura ha preferito la ex (ora fidanzata con un suo amico), perché io ero un po' troppo speciale per lui.
...A., apparso e scomparso un centinaio di volte. Niente illusioni con lui...perché ora che con la mia fidanzata le cose non vanno bene non la posso più tradire. Chiaro, no?
Ma il quinto è speciale: forse perché molto recente, forse perché lo conosco da una vita, forse perché è di lui (e con lui) che voglio parlare...
...G., il re degli ignavi (la collocazione dantesca la devo a Nev che ringrazio per il geniale e acculturato apporto). Quello che non ha avuto il coraggio di avere il coraggio di fare una scelta. L'uomo in balia della corrente che non è in grado di prendersi responsabilità, ma gioca a fare l'eroe altruista che si porta sulle spalle tutti i mali del mondo. Mi sentirei meglio se avesse scelto lei, ma la morale della favola è sempre la stessa: ho scelto io di spingerlo a (non) scegliere di stare con lei. E non mi interessa il pessimo esito della faccenda, mi interessa il fatto che quella scelta me la doveva, non dico per rispetto a me (concetto che, capirete, ormai mi è del tutto estraneo), ma almeno per rispetto ad un'amicizia quasi decennale. E meno male che questo era l'unico punto fermo di questa storia: l'amicizia non si tocca.
Benissimo. Resta quell'amicizia, resta l'affetto, resta il legame. Ma cosa resta della stima che avevo per lui? Lo conosco, e forse lo sapevo. Ho sperato una faticosissima dimostrazione di forza, una prova di coraggio per potermi dire ad alta voce che sa decidere per se stesso.
Sconfitta, tremenda sconfitta.
Restano da dire solo un paio di cose (forse tre, ma il vai a farti fottere te lo risparmio);
Primo: non sentirti disilluso, don Chisciotte. Non far finta di non crederci. E' patetico.
Secondo: non ti permettere mai più di dirmi che sono meravigliosa. Perché questo non è solo patetico, è anche disgustoso.
Mal
1 commento:
SIGNOOOOOOOO
E FIGLIE OSSAIE CHE SSO SO PIZZ'ECORE
E NUN SANN'ALASSA
CHESTE L'EFATTE TU CA SI SIGNORE MA NU PEZZENTE CHESTE NUNN'OFFA'
.........
Rosa "o Guappo" Salmone
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