Informazioni personali
- Nev-Mal-Lassie
- Nema problema vise... Vale a dire: non c'è più nessun problema. Adesso ABBIAMO CAPITO. E lo scriviamo qui. Chi sono Nev e Mal? Troppo difficile spiegarlo. Tanto non capireste. Sono i primi. I migliori. Gli irriducibili. Siamo semplicemente noi. E da oggi siamo in TRE. DIGIEVOLVIAMO ancora...benvenuta LASSIE (che torna sempre a casa)!!!
PREMESSA
Favalandia, che è il principale soggetto del nostro blog, è una terra dove tutto è possibile: la scoprirete se avrete la pazienza di scorrere i vari post.
Favalandia è tante cose, ma soprattutto è uno spaccato dell'università italiana e delle sue assurdità.
E' l'umiliazione di sostenere gli esami interrogati da incompetenti totali, è la normalità dei concorsi truccati, è l'indecenza di un sistema a cui ci stiamo, nostro malgrado, abituando, è l'assurdità di vedere dei semianalfabeti leccaculo e nullafacenti passare avanti a persone capaci, volenterose e dignitose (ma tu, Nicia, non mollare...sei infinitamente meglio di tutti loro e noi siamo con te).
Per questo Favalandia è la prima causa della nostra misantropia: a lei dedichiamo la nostra ironia più ancora del nostro rancore.
Noi, "perdenti ma di rango".
Favalandia è tante cose, ma soprattutto è uno spaccato dell'università italiana e delle sue assurdità.
E' l'umiliazione di sostenere gli esami interrogati da incompetenti totali, è la normalità dei concorsi truccati, è l'indecenza di un sistema a cui ci stiamo, nostro malgrado, abituando, è l'assurdità di vedere dei semianalfabeti leccaculo e nullafacenti passare avanti a persone capaci, volenterose e dignitose (ma tu, Nicia, non mollare...sei infinitamente meglio di tutti loro e noi siamo con te).
Per questo Favalandia è la prima causa della nostra misantropia: a lei dedichiamo la nostra ironia più ancora del nostro rancore.
Noi, "perdenti ma di rango".
COLPO DI STATO
Dottorandi e ricevendi, interrogandi e pubblicandi, studenti, plebaglia e popolo tutto di Favalandia e dintorni...
cedino un poco i vostri alti pensieri e a me prestate orecchio: una nuova era sta per cominciare.
Sua Altezza (?vabbè, non proprio?) il Principe di Favalandia è stato quest'oggi spodestato.
E mentre qualcuno gli tributa il doveroso rispetto dell'uomo ferito, ovunque si levano grida e si diffonde un canto che fa
È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz!
cedino un poco i vostri alti pensieri e a me prestate orecchio: una nuova era sta per cominciare.
Sua Altezza (?vabbè, non proprio?) il Principe di Favalandia è stato quest'oggi spodestato.
E mentre qualcuno gli tributa il doveroso rispetto dell'uomo ferito, ovunque si levano grida e si diffonde un canto che fa
È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz!
domenica 20 dicembre 2009
GENTILE DIRETTORE - parte prima
Tra le risate e il turpiloquio, pubblico qui una delle migliori lettere mai lettere mai lette. Gli autori vi parlano di se stessi, dunque non occorrono altre parole.
Allegramente turpiloquiando,
Nev
Gentile Direttore,
siamo due dottori di ricerca licenziati qualche anno fa con questo titolo e con giudizi che oseremmo definire lusinghieri da uno degli Atenei più prestigiosi della penisola, e vorremmo soltanto raccontare come abbiamo trascorso l’ultimo giorno del 2009. Già, nessuna protesta o lamentela biliosa, solamente un breve racconto dal momento che la narrazione (con i suoi molteplici risvolti e livelli) è anche il nostro oggetto di ricerca. Infatti, non siamo di quegli studiosi per cui – meritoriamente – almeno una volta all’anno si organizza un Telethon con un svolazzamento di sciarpe a inondare anche le trasmissioni sportive, non abbiamo lo scopo di salvare vite attraverso la conoscenza migliore del funzionamento del corpo umano, noi salviamo – o che parola gravosa, per quanto ci riguarda! – testi o attraverso la ricostruzione della loro forma originale o attraverso un’attività di lettura critica che ne scopra la costante vitalità: siamo ricercatori letterari, insomma. Anzi no, il vero nostro problema – come di tanti nostri altri colleghi, del resto – è che facciamo della ricerca, siamo stati educati nei nostri anni di dottorato (concluso, lo ricordo, con giudizi lusinghieri) a fare della ricerca, ma ricercatori a tutti gli effetti non lo siamo. Altro che la sfortuna dell’espatrio, magari in splendide università danesi o inglesi, di cui talvolta si sente parlare in trasmissioni televisive straordinariamente contraddittorie che, mentre esaltano l’accademia altrui, compiangono il destino degli italiani che vi lavorano (mah!); altro che la protesta – cui ci sentiamo sinceramente vicini – sul tetto dei laboratori di alcuni ricercatori licenziati! Noi non abbiamo nemmeno dei tetti su cui salire, perché ricercatori non siamo e, inoltre, i dipartimenti letterari sono così miseri che anche i tetti sono minuscoli e, per questo, (ci si permetta il gioco retorico) inascoltati. E perché non lo siamo? Abbiamo i famosi giudizi lusinghieri e pubblicazioni numerose anche su riviste di caratura internazionale; incontriamo docenti autorevoli che definiscono un «fallimento per l’Accademia» il fatto che noi non siamo ancora degli strutturati: allora perché non siamo ricercatori? Lo sappiamo, ma abbiamo detto che volevamo raccontare e non lamentarci, e invece abbiamo già speso troppe righe in proteste, allora ecco il nostro splendido 31 dicembre 2009.
Chi scrive – ma poi che conta distinguere tra uno e l’altro? È proprio l’ironia di un destino assolutamente intercambiabile che stiamo raccontando. E poi non abbiamo imparato che il XX secolo ha decretato la fine del soggetto centrato? Talvolta, in verità, ci sentiamo troppo noi stessi, e il 31 dicembre 2009 è stato un giorno di quelli. Dunque: chi scrive aveva la fortuna di mettere a frutto tutte le sue conoscenze in campo letterario appiccicando con grande attenzione e metodo degli adesivi coi prezzi saldati sui capi di un grande magazzino, e per non lasciarsi rapire dall’entusiasmo di tale fausto evento pensava a tutto quello che avrebbe potuto fare se il dottorato, i giudizi lusinghieri, le numerose pubblicazioni avessero dato i frutti sperati. Oh che sventura: chi scrive si sarebbe trovato magari al mare o in montagna, o semplicemente a casa a preparare tartine e magari si sarebbe accompagnato con altre persone – non che i colleghi di lavoro non siano graditi – scelte con cura e invece lontane, scampate all’avvento (ero tentato dalla A maiuscola) dei Saldi (la S maiuscola è inevitabile) e alla loro gioia… ma procedendo così il racconto rischia di trasformarsi nel tema di maturità di Piero, il protagonista di Ovosodo di Virzì, che «iniziato bene, poi si è perso in una lunga polemica nei confronti dei traghetti che partono per la Corsica». Quindi, fermiamoci qui e passiamo a chi non scrive, ma assiste e condivide.
...segue...
Allegramente turpiloquiando,
Nev
Gentile Direttore,
siamo due dottori di ricerca licenziati qualche anno fa con questo titolo e con giudizi che oseremmo definire lusinghieri da uno degli Atenei più prestigiosi della penisola, e vorremmo soltanto raccontare come abbiamo trascorso l’ultimo giorno del 2009. Già, nessuna protesta o lamentela biliosa, solamente un breve racconto dal momento che la narrazione (con i suoi molteplici risvolti e livelli) è anche il nostro oggetto di ricerca. Infatti, non siamo di quegli studiosi per cui – meritoriamente – almeno una volta all’anno si organizza un Telethon con un svolazzamento di sciarpe a inondare anche le trasmissioni sportive, non abbiamo lo scopo di salvare vite attraverso la conoscenza migliore del funzionamento del corpo umano, noi salviamo – o che parola gravosa, per quanto ci riguarda! – testi o attraverso la ricostruzione della loro forma originale o attraverso un’attività di lettura critica che ne scopra la costante vitalità: siamo ricercatori letterari, insomma. Anzi no, il vero nostro problema – come di tanti nostri altri colleghi, del resto – è che facciamo della ricerca, siamo stati educati nei nostri anni di dottorato (concluso, lo ricordo, con giudizi lusinghieri) a fare della ricerca, ma ricercatori a tutti gli effetti non lo siamo. Altro che la sfortuna dell’espatrio, magari in splendide università danesi o inglesi, di cui talvolta si sente parlare in trasmissioni televisive straordinariamente contraddittorie che, mentre esaltano l’accademia altrui, compiangono il destino degli italiani che vi lavorano (mah!); altro che la protesta – cui ci sentiamo sinceramente vicini – sul tetto dei laboratori di alcuni ricercatori licenziati! Noi non abbiamo nemmeno dei tetti su cui salire, perché ricercatori non siamo e, inoltre, i dipartimenti letterari sono così miseri che anche i tetti sono minuscoli e, per questo, (ci si permetta il gioco retorico) inascoltati. E perché non lo siamo? Abbiamo i famosi giudizi lusinghieri e pubblicazioni numerose anche su riviste di caratura internazionale; incontriamo docenti autorevoli che definiscono un «fallimento per l’Accademia» il fatto che noi non siamo ancora degli strutturati: allora perché non siamo ricercatori? Lo sappiamo, ma abbiamo detto che volevamo raccontare e non lamentarci, e invece abbiamo già speso troppe righe in proteste, allora ecco il nostro splendido 31 dicembre 2009.
Chi scrive – ma poi che conta distinguere tra uno e l’altro? È proprio l’ironia di un destino assolutamente intercambiabile che stiamo raccontando. E poi non abbiamo imparato che il XX secolo ha decretato la fine del soggetto centrato? Talvolta, in verità, ci sentiamo troppo noi stessi, e il 31 dicembre 2009 è stato un giorno di quelli. Dunque: chi scrive aveva la fortuna di mettere a frutto tutte le sue conoscenze in campo letterario appiccicando con grande attenzione e metodo degli adesivi coi prezzi saldati sui capi di un grande magazzino, e per non lasciarsi rapire dall’entusiasmo di tale fausto evento pensava a tutto quello che avrebbe potuto fare se il dottorato, i giudizi lusinghieri, le numerose pubblicazioni avessero dato i frutti sperati. Oh che sventura: chi scrive si sarebbe trovato magari al mare o in montagna, o semplicemente a casa a preparare tartine e magari si sarebbe accompagnato con altre persone – non che i colleghi di lavoro non siano graditi – scelte con cura e invece lontane, scampate all’avvento (ero tentato dalla A maiuscola) dei Saldi (la S maiuscola è inevitabile) e alla loro gioia… ma procedendo così il racconto rischia di trasformarsi nel tema di maturità di Piero, il protagonista di Ovosodo di Virzì, che «iniziato bene, poi si è perso in una lunga polemica nei confronti dei traghetti che partono per la Corsica». Quindi, fermiamoci qui e passiamo a chi non scrive, ma assiste e condivide.
...segue...
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento