Informazioni personali
- Nev-Mal-Lassie
- Nema problema vise... Vale a dire: non c'è più nessun problema. Adesso ABBIAMO CAPITO. E lo scriviamo qui. Chi sono Nev e Mal? Troppo difficile spiegarlo. Tanto non capireste. Sono i primi. I migliori. Gli irriducibili. Siamo semplicemente noi. E da oggi siamo in TRE. DIGIEVOLVIAMO ancora...benvenuta LASSIE (che torna sempre a casa)!!!
PREMESSA
Favalandia è tante cose, ma soprattutto è uno spaccato dell'università italiana e delle sue assurdità.
E' l'umiliazione di sostenere gli esami interrogati da incompetenti totali, è la normalità dei concorsi truccati, è l'indecenza di un sistema a cui ci stiamo, nostro malgrado, abituando, è l'assurdità di vedere dei semianalfabeti leccaculo e nullafacenti passare avanti a persone capaci, volenterose e dignitose (ma tu, Nicia, non mollare...sei infinitamente meglio di tutti loro e noi siamo con te).
Per questo Favalandia è la prima causa della nostra misantropia: a lei dedichiamo la nostra ironia più ancora del nostro rancore.
Noi, "perdenti ma di rango".
COLPO DI STATO
cedino un poco i vostri alti pensieri e a me prestate orecchio: una nuova era sta per cominciare.
Sua Altezza (?vabbè, non proprio?) il Principe di Favalandia è stato quest'oggi spodestato.
E mentre qualcuno gli tributa il doveroso rispetto dell'uomo ferito, ovunque si levano grida e si diffonde un canto che fa
È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz!
martedì 8 giugno 2010
lunedì 7 giugno 2010
Esaurimento.
giovedì 20 maggio 2010
sabato 13 febbraio 2010
IL SIGNOR G. VA IN EQUADOR - Storie drammaticamente vere
Lo guardo con invidia.
«Ti sei già informato riguardo alla profilassi?» chiedo poi.
Mi guarda perplesso, poi torna raggiante.
«Ah no! - esclama - basta il passaporto!»
...
«Ma no, G. La profilassi...sai, l'insieme dei vaccini...» sussurro stordita.
Momento di silenzio.
«Ah no! - prorompe poi - non serve. Sai, l'Equador è alto. La zanzara non ci arriva!»
(Con "storie drammaticamente vere" inauguro un angolino dedicato alla mia costruttiva esperienza di vita. Sono tutto un fremito al solo ricordo)
Nev
giovedì 11 febbraio 2010
GENTILE DIRETTORE - Parte terza
Di ritorno da un'Università sperduta in un angolo del mondo di serie C2, mi ritrovo con amarezza e un po' di saputa e inutile superbia a constatare che lì - SERIE C2, lo sottolineo - le cose vanno, DA OGNI PUNTO DI VISTA, meglio di quanto non vadano qua. Detta così sembra banale - e non è detto che non lo sia - tuttavia va la pena dedicarLE due righe (all'Università di SERIE C2). Prossimamente.
E speriamo che O. sia contento... (chi sa: capisce; per chi non sa: è un omaggio alla baronia, alla stupidità e all'ipocrisia).
Sconcertatamente Nev
...segue...
In conclusione, tuttavia, siamo soddisfatti, perché ancora una volta abbiamo compreso quanto il racconto sia salutare e salvifico e come sia sufficiente trovarsi i riferimenti culturali adeguati per collocare il proprio destino in una cornice più gratificante. Anche Marcel passò un triste capodanno in attesa del biglietto d’auguri di Gilberte e il capodanno di Giovanni Episcopo (di D’Annunzio e di Lattuada: doppio riferimento!) in ansia per il tradimento della moglie ha un tono di sconforto che l’arte, però, sublima. In conclusione, quindi, siamo soddisfatti: la nostra profonda conoscenza delle cose di cultura ci consente ancora di continuare ad autoprenderci per il culo… ops qualcuno, con più garbo, ha parlato di malafede.
Grazie direttore.
Auguri
Due dottori di ricerca dai giudizi lusinghieri.
martedì 2 febbraio 2010
GENTILE DIRETTORE - Parte seconda
(Ci rifletteremo sopra. Per ora abbiamo coscienziosamente imparato che le donne vivono il sesso in maniera diversa dagli uomini, perché per le donne c'è sempre un coinvolgimento mentale, mentre per gli uomini si tratta solo di un fatto fisico. Grazie, molto obbligate!)
Ecco la seconda parte, buona lettura!
Nev
...Chi non scrive distribuiva pattini. Ma pensiamo alla fortuna di vedere bimbi felici piroettare, scivolare e cadere lungo la candida lastra di ghiaccio. A chi scrive verrebbe in mente Beautiful Girls e Natalie Portman che occhieggia adolescenzialmente maliziosa verso Timothy Hutton, ma forse perché chi scrive non era là. Chi c’era, infatti, ha pensato al capodanno aziendale di Fantozzi in cui l’astuto maestro Canello tira avanti le lancette perché ha un altro impegno da rispettare. Ma la filologia, con la curiosità suscitata dalla meraviglia nascosta dietro ad ogni parola sdrucciola, l’ha aiutato. E così rifletteva su pàttini: «voce certamente affine al gr. Pàtos passo, piede, sentiero» e probabilmente arrivata all’italiano dal francese pate=zampa. Ma la riflessione, si sa, sottrae dall’attenzione a ciò che conta e così chi non scrive si è trovato con due pàttini sinistri: e come dare torto a chi lo ha accusato di aver studiato tanto ma di non riuscire a distinguere la parte destra da quella mancina? Le questioni etimologiche sono per i banchi ingombri di fogli appuntati e, sinceramente – pensava chi non scrive –, forse bisogna arrendersi alla triste evidenza che tutto questo sforzo di partecipare al trambusto del mondo, di mescolarsi durante le feste con i propri simili è finito miseramente. È triste ammettere che anche chi scrive giungeva nello stesso istante alla stessa conclusione: siamo fatti per le vetuste aule e i polverosi scaffali carichi di volumi. Ma non ci vogliono, ecco il problema!
Direte – lo sappiamo bene – «Siete indignati contro il sistema delle raccomandazione che impedisce ai più meritevoli di emergere! Avete ragione!». Spiace deludervi, siamo incazzati (poco letterario, ok, ma doveroso) con chi ha inventato la parola merito e ora permette a delle persone sprovvedute (o forse ben avvedute, chissà?) di abusarne. La recente ipocrisia del merito è come la donna dello schermo dantesca – che bello elevare un poco i riferimenti artistici –, come il fantasma lacaniano – elevazione troppo ardita? Mi spiego allora: è come la favoletta dei vestiti nuovi dell’imperatore, tutti sanno che il sovrano è nudo e solo il pazzo può pretendere di dirlo come se fosse una novità. Tutti sappiamo che il merito non può essere un parametro discriminante, specialmente in un sistema in cui partecipare a un concorso significa il più delle volte sentirsi un (ma anche sentirsi dare esplicitamente dell’) intruso, o addirittura si rinuncia a concorrere perché preventivamente (con una strategia bushiana che ormai anche la Storia ha dileggiato) si viene dissuasi dall’intrusione. Però restiamo titolari di giudizi lusinghieri e continuiamo a produrre numerose pubblicazioni e i falliti non siamo noi ma l’Accademia: sembra di essere in quella situazione che la fisica ha spiegato attraverso i sistemi di riferimento inerziali (abbiamo pure rudimenti di scienze, che sorpresa eh!) e non capiamo bene – ha detto il poeta – «chi va e chi resta».
...segue...
mercoledì 27 gennaio 2010
Ma come faccio a regalarti il posto suo-tribute to Gigi
Pensavo che avrei intitolato questo post Il gioco dell'altra, ma francamente parlare di “altra” mi sembra eccessivo.
Non voglio raccontarla perché questa è una storia vecchia come il mondo e retorica come non mai. Ma, ahimé, questa è anche una storia che mi perseguita... Lucida e consapevole come sempre ammetto di essere la causa dei miei mali, ma stavolta il proverbio è manchevole: io piangerò anche me stessa, ma prima mi sembra il caso di piangere loro...
...M., il primo, il trentenne brutto ma elegante che ha avuto il buon gusto di rifiutare un caffè con me, perché se non ti posso scopare non m'interessa vederti.
...L., il meraviglioso secondo (di cui si è già a lungo parlato), l'uomo dal sangue blu che annegava nei sensi di colpa. Certo, la sua noblità d'animo riusciva sempre a venire a galla, altrimenti non mi avrebbe mai chiesto di trovare un albergo a ore per il nostro primo incontro.
...G., un po' fuori contesto. Non fidanzato e assai originale. Lui addirittura ha preferito la ex (ora fidanzata con un suo amico), perché io ero un po' troppo speciale per lui.
...A., apparso e scomparso un centinaio di volte. Niente illusioni con lui...perché ora che con la mia fidanzata le cose non vanno bene non la posso più tradire. Chiaro, no?
Ma il quinto è speciale: forse perché molto recente, forse perché lo conosco da una vita, forse perché è di lui (e con lui) che voglio parlare...
...G., il re degli ignavi (la collocazione dantesca la devo a Nev che ringrazio per il geniale e acculturato apporto). Quello che non ha avuto il coraggio di avere il coraggio di fare una scelta. L'uomo in balia della corrente che non è in grado di prendersi responsabilità, ma gioca a fare l'eroe altruista che si porta sulle spalle tutti i mali del mondo. Mi sentirei meglio se avesse scelto lei, ma la morale della favola è sempre la stessa: ho scelto io di spingerlo a (non) scegliere di stare con lei. E non mi interessa il pessimo esito della faccenda, mi interessa il fatto che quella scelta me la doveva, non dico per rispetto a me (concetto che, capirete, ormai mi è del tutto estraneo), ma almeno per rispetto ad un'amicizia quasi decennale. E meno male che questo era l'unico punto fermo di questa storia: l'amicizia non si tocca.
Benissimo. Resta quell'amicizia, resta l'affetto, resta il legame. Ma cosa resta della stima che avevo per lui? Lo conosco, e forse lo sapevo. Ho sperato una faticosissima dimostrazione di forza, una prova di coraggio per potermi dire ad alta voce che sa decidere per se stesso.
Sconfitta, tremenda sconfitta.
Restano da dire solo un paio di cose (forse tre, ma il vai a farti fottere te lo risparmio);
Primo: non sentirti disilluso, don Chisciotte. Non far finta di non crederci. E' patetico.
Secondo: non ti permettere mai più di dirmi che sono meravigliosa. Perché questo non è solo patetico, è anche disgustoso.
Mal