Informazioni personali

Nema problema vise... Vale a dire: non c'è più nessun problema. Adesso ABBIAMO CAPITO. E lo scriviamo qui. Chi sono Nev e Mal? Troppo difficile spiegarlo. Tanto non capireste. Sono i primi. I migliori. Gli irriducibili. Siamo semplicemente noi. E da oggi siamo in TRE. DIGIEVOLVIAMO ancora...benvenuta LASSIE (che torna sempre a casa)!!!

PREMESSA

Favalandia, che è il principale soggetto del nostro blog, è una terra dove tutto è possibile: la scoprirete se avrete la pazienza di scorrere i vari post.

Favalandia
è tante cose, ma soprattutto è uno spaccato dell'università italiana e delle sue assurdità.

E' l'umiliazione di sostenere gli esami interrogati da incompetenti totali, è la normalità dei concorsi truccati, è l'indecenza di un sistema a cui ci stiamo, nostro malgrado, abituando, è l'assurdità di vedere dei semianalfabeti leccaculo e nullafacenti passare avanti a persone capaci, volenterose e dignitose (ma tu, Nicia, non mollare...sei infinitamente meglio di tutti loro e noi siamo con te).

Per questo Favalandia è la prima causa della nostra misantropia: a lei dedichiamo la nostra ironia più ancora del nostro rancore.

Noi, "perdenti ma di rango".

COLPO DI STATO

Dottorandi e ricevendi, interrogandi e pubblicandi, studenti, plebaglia e popolo tutto di Favalandia e dintorni...

cedino un poco i vostri alti pensieri e a me prestate orecchio: una nuova era sta per cominciare.

Sua Altezza (?vabbè, non proprio?) il Principe di Favalandia è stato quest'oggi spodestato.

E mentre qualcuno gli tributa il doveroso rispetto dell'uomo ferito, ovunque si levano grida e si diffonde un canto che fa

È lui il mago di Oz!
Il mago di Oz!
Il mago di Oz!
L'unico, l'inimitabile,
l'incontrastabile mago di Oz,
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz.
lunga vita, lunga vita, tre urrah per il mago di Oz!

mercoledì 27 gennaio 2010

Ma come faccio a regalarti il posto suo-tribute to Gigi

Pensavo che avrei intitolato questo post Il gioco dell'altra, ma francamente parlare di “altra” mi sembra eccessivo.

Non voglio raccontarla perché questa è una storia vecchia come il mondo e retorica come non mai. Ma, ahimé, questa è anche una storia che mi perseguita... Lucida e consapevole come sempre ammetto di essere la causa dei miei mali, ma stavolta il proverbio è manchevole: io piangerò anche me stessa, ma prima mi sembra il caso di piangere loro...

...M., il primo, il trentenne brutto ma elegante che ha avuto il buon gusto di rifiutare un caffè con me, perché se non ti posso scopare non m'interessa vederti.

...L., il meraviglioso secondo (di cui si è già a lungo parlato), l'uomo dal sangue blu che annegava nei sensi di colpa. Certo, la sua noblità d'animo riusciva sempre a venire a galla, altrimenti non mi avrebbe mai chiesto di trovare un albergo a ore per il nostro primo incontro.

...G., un po' fuori contesto. Non fidanzato e assai originale. Lui addirittura ha preferito la ex (ora fidanzata con un suo amico), perché io ero un po' troppo speciale per lui.

...A., apparso e scomparso un centinaio di volte. Niente illusioni con lui...perché ora che con la mia fidanzata le cose non vanno bene non la posso più tradire. Chiaro, no?

Ma il quinto è speciale: forse perché molto recente, forse perché lo conosco da una vita, forse perché è di lui (e con lui) che voglio parlare...

...G., il re degli ignavi (la collocazione dantesca la devo a Nev che ringrazio per il geniale e acculturato apporto). Quello che non ha avuto il coraggio di avere il coraggio di fare una scelta. L'uomo in balia della corrente che non è in grado di prendersi responsabilità, ma gioca a fare l'eroe altruista che si porta sulle spalle tutti i mali del mondo. Mi sentirei meglio se avesse scelto lei, ma la morale della favola è sempre la stessa: ho scelto io di spingerlo a (non) scegliere di stare con lei. E non mi interessa il pessimo esito della faccenda, mi interessa il fatto che quella scelta me la doveva, non dico per rispetto a me (concetto che, capirete, ormai mi è del tutto estraneo), ma almeno per rispetto ad un'amicizia quasi decennale. E meno male che questo era l'unico punto fermo di questa storia: l'amicizia non si tocca.

Benissimo. Resta quell'amicizia, resta l'affetto, resta il legame. Ma cosa resta della stima che avevo per lui? Lo conosco, e forse lo sapevo. Ho sperato una faticosissima dimostrazione di forza, una prova di coraggio per potermi dire ad alta voce che sa decidere per se stesso.

Sconfitta, tremenda sconfitta.

Restano da dire solo un paio di cose (forse tre, ma il vai a farti fottere te lo risparmio);

Primo: non sentirti disilluso, don Chisciotte. Non far finta di non crederci. E' patetico.

Secondo: non ti permettere mai più di dirmi che sono meravigliosa. Perché questo non è solo patetico, è anche disgustoso.

Mal

domenica 20 dicembre 2009

GENTILE DIRETTORE - parte prima

Tra le risate e il turpiloquio, pubblico qui una delle migliori lettere mai lettere mai lette. Gli autori vi parlano di se stessi, dunque non occorrono altre parole.

Allegramente turpiloquiando,

Nev

Gentile Direttore,
siamo due dottori di ricerca licenziati qualche anno fa con questo titolo e con giudizi che oseremmo definire lusinghieri da uno degli Atenei più prestigiosi della penisola, e vorremmo soltanto raccontare come abbiamo trascorso l’ultimo giorno del 2009. Già, nessuna protesta o lamentela biliosa, solamente un breve racconto dal momento che la narrazione (con i suoi molteplici risvolti e livelli) è anche il nostro oggetto di ricerca. Infatti, non siamo di quegli studiosi per cui – meritoriamente – almeno una volta all’anno si organizza un Telethon con un svolazzamento di sciarpe a inondare anche le trasmissioni sportive, non abbiamo lo scopo di salvare vite attraverso la conoscenza migliore del funzionamento del corpo umano, noi salviamo – o che parola gravosa, per quanto ci riguarda! – testi o attraverso la ricostruzione della loro forma originale o attraverso un’attività di lettura critica che ne scopra la costante vitalità: siamo ricercatori letterari, insomma. Anzi no, il vero nostro problema – come di tanti nostri altri colleghi, del resto – è che facciamo della ricerca, siamo stati educati nei nostri anni di dottorato (concluso, lo ricordo, con giudizi lusinghieri) a fare della ricerca, ma ricercatori a tutti gli effetti non lo siamo. Altro che la sfortuna dell’espatrio, magari in splendide università danesi o inglesi, di cui talvolta si sente parlare in trasmissioni televisive straordinariamente contraddittorie che, mentre esaltano l’accademia altrui, compiangono il destino degli italiani che vi lavorano (mah!); altro che la protesta – cui ci sentiamo sinceramente vicini – sul tetto dei laboratori di alcuni ricercatori licenziati! Noi non abbiamo nemmeno dei tetti su cui salire, perché ricercatori non siamo e, inoltre, i dipartimenti letterari sono così miseri che anche i tetti sono minuscoli e, per questo, (ci si permetta il gioco retorico) inascoltati. E perché non lo siamo? Abbiamo i famosi giudizi lusinghieri e pubblicazioni numerose anche su riviste di caratura internazionale; incontriamo docenti autorevoli che definiscono un «fallimento per l’Accademia» il fatto che noi non siamo ancora degli strutturati: allora perché non siamo ricercatori? Lo sappiamo, ma abbiamo detto che volevamo raccontare e non lamentarci, e invece abbiamo già speso troppe righe in proteste, allora ecco il nostro splendido 31 dicembre 2009.
Chi scrive – ma poi che conta distinguere tra uno e l’altro? È proprio l’ironia di un destino assolutamente intercambiabile che stiamo raccontando. E poi non abbiamo imparato che il XX secolo ha decretato la fine del soggetto centrato? Talvolta, in verità, ci sentiamo troppo noi stessi, e il 31 dicembre 2009 è stato un giorno di quelli. Dunque: chi scrive aveva la fortuna di mettere a frutto tutte le sue conoscenze in campo letterario appiccicando con grande attenzione e metodo degli adesivi coi prezzi saldati sui capi di un grande magazzino, e per non lasciarsi rapire dall’entusiasmo di tale fausto evento pensava a tutto quello che avrebbe potuto fare se il dottorato, i giudizi lusinghieri, le numerose pubblicazioni avessero dato i frutti sperati. Oh che sventura: chi scrive si sarebbe trovato magari al mare o in montagna, o semplicemente a casa a preparare tartine e magari si sarebbe accompagnato con altre persone – non che i colleghi di lavoro non siano graditi – scelte con cura e invece lontane, scampate all’avvento (ero tentato dalla A maiuscola) dei Saldi (la S maiuscola è inevitabile) e alla loro gioia… ma procedendo così il racconto rischia di trasformarsi nel tema di maturità di Piero, il protagonista di Ovosodo di Virzì, che «iniziato bene, poi si è perso in una lunga polemica nei confronti dei traghetti che partono per la Corsica». Quindi, fermiamoci qui e passiamo a chi non scrive, ma assiste e condivide.

...segue...

lunedì 14 dicembre 2009

Quando c'è la considerazione....

Le nostre conversazioni iniziano sempre con la stessa domanda:
"Scusi, ma lei su cosa la voleva fare la tesi?"
ANCORA???????????????????????????????
Ormai glielo avrò detto 3 o 4 volte, ma la suddetta sembra non afferrare... e riborda: sfavatissima, impiego i successivi 5 minuti a spiegarle la questione. Senza dire una parola, la relatrice annuisce e la soddisfacente conversazione termina. "Grazie (ma anche no) e arrivederci"
Quest'oggi, ormai pronta al ciclico svolgimento delle nostre sempre uguali conversazioni, vado a ricevimento...
Colpo di scena...
... la risposta è no. Assolutamente non ha ancora memorizzato l'argomento della tesi.... me lo ha richiesto (nel pieno rispetto della tradizione) e dopo la mia risposta è arrivata la domanda fatale:
"Scusi, ma chi è il suo relatore?"
STAI SCHERZANDO?!? NO, DICO, STAI SCHERZANDO?!? SECONDO TE COME MAI TI VENGO A PARLARE DI TUTTE 'STE STRONZATE?!?! PERCHÈ MI SEI SIMPATICA?!?
Mal

mercoledì 11 novembre 2009

QUEL CHE RESTA DELL'UNIVERSITÀ ITALIANA (in 11 righe)

Ricevo e amaramente pubblico.

Si comunica che tutte le richieste di cassa per il periodo novembre dicembre sono state ridotte del 50% da parte dell'Amministrazione Centrale.
Si confida in una integrazione da parte del Ministero ma al momento, non avendo a disposizione il plafond richiesto, non potremo garantire anticipi sia sulle richieste di missione già presentate che su quelle che da ora alla fine dell'anno presenterete. Inoltre Vi invitiamo a non fare da ora in poi acquisti in contanti poiché la Sig.ra XXX non potrà rimborsarVi la spesa.
In caso di necessità dovrete fare esclusivamente ordinativi, secondo la prassi in uso. La riduzione della cassa produrrà, purtroppo, lo slittamento al 2010 del pagamento di fatture per molti fornitori ed anche di una parte di vostre missioni già presentate per il rimborso.
Speriamo comunque di poterVi comunicare quanto prima la risoluzione del problema.
Cordiali saluti

Nev

sabato 31 ottobre 2009

il Koala di Licia Colò si chiama CIUFFO!!

Licia Colò: "Ehi, ciao Koala!"
Bambina ricciolina della Kinder: "Si chiama Ciuffo!"
Licia Colò: "Ciao Ciuffo! Ti piace il latte?"
Ciuffo: "Sì, ne tengo sempre una scorta nel congelatore, accanto al dottorato..."

Il koala di Licia Colò si chiama Ciuffo...

"Quindi se escludi gli aviatori, falchi, nuvole, gli aerei, aquile [che cantato diventa "a cui le"], angeli, rimani tu [...] ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età [...] e grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età"...

La mia giornata di oggi si è aperta con Tiazianone e con Tizianone si chiude... Domande: "Ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età". Perché proprio di notte? Di giorno non si potrebbe? "Grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età". Perché proprio sulla porta?

Risposta: Perché "sarei più stronzo di ciò che ti aspettassi"...

Au revoir!
Lassie

Quiz: la Capra come scrive "Aquile"?
1. "Acuile"
2. "Acquile"
3. "Achuile"
Parte il timer...

mercoledì 28 ottobre 2009

À propos de notre cours de francais

Un bref résumé des derniers avvénéments.

Ieri l'altro al corso abbiamo fatto un simpatico esercizio: parla con il tuo vicino e scopri tre punti che avete in comune, poi presenta lui e spiega cosa vi accomuna. Mal è (come sempre) finita in coppia con frère Marc, che naturalmente le ha posto come prima domanda: sei religiosa?
Risposta: Non, e fantasiose bestemmie al seguito.

La giapponese non è più al corso, forse si è suicidata giù da Pont Neuf gridando "oui, je pens!".

Neanche Mariana c'è più. Avrà capito che non è bene buttare via soldi però mangiare e mandare messaggi.

Però sono arrivate Judith e Beth, due inglesi madre e figlia. Beth ha cambiato corso il primo giorno perché non capiva assolutamente nulla (ma almeno taceva, e non diceva "oui, je pens").

Il meglio fino ad ora però si è avuto venerdì, quando a deliziarci è giunto il Professor Sebastien:
26 anni
bac+4
studioso di non si è capito cosa

Ora, Sebastien sosteneva che la metafora "generoso pavé" (detta di un libro) fosse un ossimoro oltre che una metafora (avete presente il pavé? quella specie di lastricato che si trova spesso in città, e che quando, in scooter, provate a frenare e ci riuscite vi fa ogni volta gridare al miracolo?).
Gli ho fatto notare che "generoso pavé" non è un ossimoro.
Allora ha detto "beh, non proprio, ma possiamo dire che rientri nella categoria".
Gli ho fatto notare che "no, non possiamo dire che rientri nella categoria, perché non è un ossimoro".
Ha detto "possiamo dire un ossimoro alla lontana".
Ho risposto "no, non possiamo dire un ossimoro alla lontana. non è un ossimoro. punto. è una
sinestesia"
Ha voluto sapere cosa fosse una sinestesia e gliel'ho spiegato (associazione di un sostantivo e di un aggettivo che afferiscono a sfere sensoriali diverse: es. pavé è un oggetto, non può essere generoso. Generose sono le persone.".
Ha detto "ah, come una dolce tristezza".
Ho risposto "no, anche quella è una sinestesia. Silenzio assordante è un ossimoro (un nome e un
aggettivo che designano cose opposte e inconciliabili. Un'allegra tristezza è un ossimoro, una dolce tristezza è una sinestesia).
Ha risposto "ho capito. quindi la sinestesia è una sottocategoria dell'ossimoro."
...
Non ho risposto più nulla e sono ritornata mestamente al mio posto.

A Mal ha poi spiegato che "beaucoup de vocabulaires" è meglio che "beaucoup de vocabalulaire". Il plurale infatti ha una valenza fortemente provocatoria (che cosa provoca? crisi di nervi? esplosioni di risa? nessuno può saperlo).

Sebastien (naturalmente) vuole fare il dottorato e si è prodigato in elogi su me e Ruben (dottorando di antropologia).
Ho provato a dirgli che c'è poco da elogiare, ma non ha capito nemmeno quello.
Forse potrebbe venire a Favalandia, ci sarà ben un posto anche per lui. Per lo meno cultore della materia lo faranno sicuramente...

Nev

sabato 24 ottobre 2009

Coucou, loulou!

Parigine per scelta, lontane dagli imbarazzanti miasmi di Favalandia, respiriamo con gioia un'aria nuova e ci impegniamo con energia nell'apprendimento del francese.

Premettiamo di essere state al livello alto (vous etes très fort en francais! ci ha detto con entusiasmo Eric Lambert, direttore del nostro corso con cui abbiamo avuto un colloquio très sympa il primo giorno) e che in quello stesso momento cominciato a nutrire qualche dubbio sulla serietà del suddetto corso.

Così motivate, diamo testimonianza della composizione della nostra classe (in ordine di importanza):
  • frère Mark: tedesco, frate cattolico che ci chiede quotidianamente di tradurre in italiano cartoline destinate ad amiche suore... il contenuto è sempre lo stesso: "che Dio ci benedica... preghiamo insieme..." e così via. Il suddetto si trova a Parigi perché deve imparare la lingua per poter cominciare i suoi studi di "scienza e religione". E' vegetariano e ovviamente rifiuta la tecnologia, non perché abbracci una fiulosofia luddista ma perché questa non è dono del buon dio;
  • Momoè: ventitrenne giapponese con probabile ritardo: la sola cosa che sa dire in francese è "Oui, je pense". Stessa risposta anche quando le si chiede "Studi o lavori?"... "Oui, je pense";
  • Heyon (o come diavolo si scrive): coreana fidanzata con un tipo che vive in Australia... si sono fidanzati perché lui non l'ha mai vista.. altrimenti non sarebbe successo. Nessuno può sapere se sappia il francese o no... parla troppo piano per sentire;
  • Ruben: dottorando svedese che studia antropologia a Londra. Il più simpatico del corso. Il suo unico problema è che devono avergli infilato una scopa su per il culo alla nascita e ora si muove come un robot;
  • Ricarda: diciassettene tedesca. Ride. Poi ride. Alla fine ride. Nient'altro. Nessuno può sapere perché ride... probabilmente ha un amico immaginario che dev'essere uno spasso;
  • Mariana: ventitreenne messicana. Passa le mattinate a mangiare e mandare messaggi. Lei sì che ha trovato la soluzione per sopravvivere al mortale corso!
Questi gli allievi.
Altra questione sono gli insegnanti, ma lasciamo questi per un altro post.
Vogliamo però chiudere con una stralcio di tipica conversazione mattutina
Immaginate un tono ridente e squillante.
Noi "Bonjour!"
Loro "Oooh, bonjour, bonjouuuur! Ca vaaaaa?"
Noi "Bien, merci, et vous?"
Loro "Très bien, merci, vous povez vous presenteeeeer, à la classe, c'est joliiiiieeeee"
Noi "Oui, mes c'est la 14emme fois que je vais me présenter"
Loro "Ouiiiiiii, je le sais. Mes c'est joliiiie, c'est sympaaaaaa, un peu bizaaaaaare, mais ca marsche, allez-y, c'est sympaaaa".
Capirete bene da voi il resto.

Au revoir, a bien tot mes loulous!

Nev e Mal